CARO SACCHI, LA PREGO NON ESAGERI!
di Gianpiero Sabato
Finalmente è terminata la sessione invernale del calcio mercato, perché francamente non se ne poteva più.
Qualche sogno è rimasto nel cassetto, qualche possibile arrivo è stato rinviato di qualche mese (Montolivo? Tevez?), qualche cessione è stata rimandata all’estate (Pato?) e qualcosa di buono è stato comunque fatto.
Come lo scorso anno, la sessione invernale è più che altro servita per porre rimedio ai numerosi infortuni che si sono verificati in questo periodo, per permettere ad Allegri di tamponare l’emergenza in attesa che qualcuno si decida ad abbandonare l’infermeria.
Ne abbiamo bisogno come il pane, ne abbiamo bisogno ora che il calendario comincia ad essere intasato di partite ravvicinate e contro avversari tosti.

Non possiamo cedere terreno ora, perché arrivati a questo punto risulta ormai chiaro che la Juventus può ufficialmente puntare dritta al titolo, poiché, a mio parere, molti dei vantaggi che avevamo ad inizio stagione sono praticamente stati azzerati.
Il lavoro di Conte ha avuto i suoi risultati più efficaci soprattutto a livello mentale.
Non era semplice convincere la squadra e tutto l’ambiente che dopo due settimi posti consecutivi ci fosse la possibilità di lottare per lo scudetto, soprattutto in presenza di un avversario, il Milan, che sulla carta è ragionevolmente superiore alla concorrenza.
La Juventus con il passare delle giornate ha acquisito la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo, in venti giornate non ha mai “meritato di perdere” una partita, ha affrontato quasi tutti gli scontri diretti in trasferta (nel ritorno affronterà in trasferta solo il Milan) e gioca in un ambiente (quello dello Juventus Stadium) che trasmette netta la sensazione di spingere non poco i bianconeri.
Pochi slanci individuali, ma collettivo che gioca bene e che fa della corsa la sua arma migliore. Ecco, proprio quest’ultimo può rappresentare il loro punto debole.
Dovremo essere bravi a capitalizzare lo scontro diretto che giocheremo a San Siro e sfruttare il loro momento di flessione che fisiologicamente prima o poi arriverà. Il resto ormai è tutto azzerato, e non possiamo più mettere sul tavolo i galloni della superiorità tecnica che avevamo ad inizio stagione. Forse potrà essere decisiva la nostra personalità nei momenti cruciali, ma siamo certi che la differenza per decidere l’esito del duello sarà minima.

L’altro giorno sul duello Milan-Juve si è espresso anche Arrigo Sacchi.
Una premessa è doverosa. Arrigo Sacchi rappresenta uno dei monumenti della storia rossonera, essendo stato capace di costruire e mettere in campo forse il miglior Milan della storia, e sicuramente una delle più forti squadre di club di tutti i tempi.
Il suo Milan era una macchina perfetta, con un gioco spettacolare che gli ha permesso di raggiungere i traguardi più alti (anche se obiettivamente in Italia vinse meno del dovuto).
Sacchi, quindi, è uno che ha acquisito dei meriti talmente grandi da guadagnarsi una bella rendita di posizione.

Tuttavia, da un po’ di tempo, quando deve giudicare il Milan attuale finisce per essere eccessivamente severo.
Ciò che spesso traspare è la sua tendenza ad essere più tenero nei giudizi sulle altre squadre (Juve ed Inter su tutte) nonostante nessuna di esse abbia niente in comune con il credo “sacchiano”.

Sacchi è oggi vittima del suo ruolo di “dover dire” delle cose originali e poco banali che facciano discutere, ma si guarda bene dal dare giudizi sferzanti e duri nei confronti delle altre “grandi” del calcio italiano per prevenire le possibili risposte “dei nemici” e doversi difendere da polemiche che lo travolgerebbero come un fiume in piena.
Ed allora cosa fa? Dà addosso al Milan di Allegri nonostante da due anni sia la migliore squadra del campionato italiano, innanzitutto perché lui può sempre dire che col Milan ha fatto delle cose irripetibili e poi perché sa bene che nessuno dell’ambiente milanista lo manderà mai a quel paese.

Ma il buon Arrigo farebbe bene, per il futuro, a non esagerare troppo, perché sarebbe un peccato perdere la stima dei tifosi milanisti in cambio degli euro che gli vengono riconosciuti dai giornali per cui scrive questi editoriali a volte senza senso.
Del resto anche il grande Sacchi può entrare nell’ordine di idee che non sempre quello che dice ha un senso: basta ricordare i giudizi espressi su Zlatan Ibrahimovic qualche tempo fa e che lo svedese non mancò di fargli notare in diretta televisiva.
Caro Arrigo, il pulpito da cui fare le prediche te lo sei meritatamente costruito sul campo durante una carriere irripetibile, non è il caso di distruggere quel pulpito solamente per la voglia di fare il fenomeno a tutti i costi.

Infine, è doveroso dire due parole sulla decisione di Inzaghi di restare al Milan.
Forse questa stagione milanista per Pippo non doveva mai cominciare, dal momento era abbastanza prevedibile che il ruolo che gli avrebbe riservato Allegri sarebbe stato quello attuale
Ma visto che la società aveva deciso , d’accordo col giocatore, di rinnovargli per un altro anno il contratto, non era giusto che l’avventura rossonera di Super Pippo finisse a mezz’ora dalla fine del calcio mercato per andare in una squadra che lotta per non retrocedere.
La fine della favola milanista dell’eroe di tante battaglie vittoriose merita un epilogo all’altezza della situazione, un tributo che tutto il mondo rossonero vuole e deve riservargli sul campo alla fine di questa stagione con indosso la maglia numero 9 e sul prato di San Siro.
E perché no, magari per festeggiare insieme qualche altra vittoria!
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