Ciò che non uccide fortifica. Almeno così si dice...
di Guglielmo Mastroianni
Un bello spavento, inutile negarlo.
Quello che è successo ieri sera all'Emirates rientra di diritto nella categoria degli incubi a lieto fine, quelli da cui ti svegli tutto sudato nel cuore della notte e ti dici: per fortuna era solo un incubo.
Che poteva diventare, però, triste realtà.

Risalire alle motivazioni della scampagnata londinese di Ibra e compagni è percorso arduo.
Io insisto sulla mia posizione: quando si parte da un risultato di 4-0, che in pratica ti consegna la qualificazione già dalla partita di andata, le responsabilità di portare a termine la missione senza danni ricadono quasi totalmente sui giocatori.

A La Coruna, come a Istanbul, furono i vari Costacurta, Maldini e Shevchenko a scagionare da ogni colpa Ancelotti.
Se non si scende in campo con la giusta mentalità, c'è poco da fare per l'allenatore.
Che nella vigilia aveva anche detto una frase sibillina: "se dovessi dare le giuste motivazioni per questa partita ai miei giocatori, mancherei loro di rispetto".
Appunto. Tutto corretto, tutto giusto: se non hai la giusta concentrazione per affrontare il ritorno di un ottavo di Champions, a Londra, contro l'Arsenal, il problema è tuo, giocatore, non di chi ti mette in campo.
Che peraltro, giusto in questa circostanza, aveva ben poche alternative tattiche e di uomini.

Ieri sera, nella prima frazione, è stata la testa a mancare, come purtroppo spesso accade a questo Milan.
Quando, nel secondo, dopo essere stati presi a frustate dai gunners, i rossoneri hanno finalmente deciso di iniziare a giocare a calcio, la partita è finita, aldilà della clamorosa occasione uccidi-coronarie capitata sui piedi di Van Persie, e nata, tra l'altro, da un marchiano errore a centrocampo dell'ottimo Van Bommel.

Ma come dicevamo, ciò che non ti uccide ti fortifica.
Da Londra il Milan torna con la qualificazione e con un necessario e provvidenziale bagno di umiltà.
Dovesse ripetersi una circostanza analoga, quest'anno, siamo più che certi che la suonata sarà diversa.

Piccolo inciso in conclusione: da più parti si attacca Ibrahimovic per la partita di ieri sera.
Per come la vedo io, Ibra, nonostante un inizio anonimo, è stato tra i migliori: ha preso una marea di falli, ha difeso ogni pallone ricevuto facendo spesso rifiatare e risalire la squadra, ha creato qualche pericolo alla porta londinese.
Certo, non è stato un marziano, non ha fatto come avrebbe dovuto la differenza.
Ma in una serata come quella di ieri, è stato tra i pochi a mantenersi sempre lucido.
E non è poco.

Adesso è di nuovo campionato, col destino che ti ripresenta un'altra partita, come quella di ieri, che sulla carta dovrebbe essere pura formalità, contro un Lecce a San Siro, privo tra infortuni e squalifiche di 5 titolari: è l'occasione giusta per appurare se la lezione londinese è stata ben recepita dagli uomini di Allegri
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