Due modi diversi di trattare

di Guglielmo Mastroianni
Quest'estate erano due le squadre interessate ad assicurarsi le prestazioni di Cesc Fabregas: il Barcellona e il Milan.

I catalani, forti dell'alto gradimento del giocatore, hanno condotto per settimane una trattativa che è stata più mediatica che meramente mercantile.

Dichiarazioni continue di giocatori e componenti dello staff tecnico e societario; titoloni continui dei giornali spagnoli e principalmente catalani, che spostavano di settimana in settimana l'arrivo dell'ufficialità; continui riferimenti al fatto di sapere che Fabregas non avrebbe voluto altro che tornare a Barcellona dopo l'esperienza londinese.

Il Milan, dal canto suo, si è comportamento come ci si deve invece comportare: ha formulato una prima proposta a Wenger, ottenendo un accordo di massima e l'autorizzazione a trattare col giocatore; ha raggiungo con lo staff di Fabregas un intesa contrattuale, subordinata, tuttavia, all'esito delle trattative col Barcellona; ha poi aspettato di sapere cosa volessero fare giocatore e Arsenal, prima di vederselo sfilare davanti agli occhi diretto in Catalogna.

Il tutto nel massimo e rigoroso silenzio. Adriano Galliani, che di Fabregas non ha mai voluto parlare apertamente, qualche giorno fa si è lasciato scappare una frecciatina: "meglio il Galliani di oggi che compra Nocerino, rispetto a quello che 15 anni fa sarebbe andato a prendere Fabregas con 40 milioni." E' tuttavia evidente e sotto gli occhi di tutti come quella tattica non pagò.

Forse memore di questo precedente, Galliani ha totalmente cambiato modo di agire: con Tevez ha fatto tutto alla luce del sole, con tanto di accordo mediaticamente esaltato col procuratore, frasi e titoloni sul volere assoluto di Tevez di venire al Milan, pugno duro nei confronti del City che deve accettare le condizioni del Milan.

Si è, in pratica, travestito da catalano. Se ne è beatamente fregato del bon ton, e ha messo spalle al muro gli sceicchi: o Carlitos viene da noi o non va da nessuna parte. A convincere il manager della bontà delle sue intenzioni, l'idea di prendere Mascherano a giugno, assistito dallo stesso procuratore di Tevez, e non proprio soddisfatto dell'impiego che di lui stanno facendo... in Catalogna. Gira e rigira, insomma, il Barcellona salta sempre fuori.

E meno male che i catalani non hanno minimamente pensato a sostituire a gennaio l'infortunato Villa. Andare su Tevez sarebbe stato fin troppo semplice. Capire perchè non lo abbiano fatto lo lascio a chi è più intelligente di me.
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