ELIMINATI SI’, MA IL SEGNALE E’ FORTE!
C’è modo e modo di uscire dalle competizioni a cui si partecipa, anche quelle che storicamente non hanno mai stuzzicato la fantasia del tifoso milanista nell’era Berlusconi, troppo impegnati ad inseguire (e grazie a Dio raggiungere) obiettivi di più alto spessore. Onore, quindi, al tecnico ed alla squadra che hanno provato in tutti i modi di ribaltare un verdetto che dopo la gara di andata sembrava già scritto.
Un po’ c’era da aspettarselo. C’è da scommettere che se avessimo affrontato un altro avversario non ci saremmo battuti in questo modo, c’è da scommettere che lo stimolo primario (ed unico) era buttare fuori la Juventus, soprattutto dopo tutte le polemiche create ad arte dalla “nuova triade” bianconera e dopo il macroscopico scippo subìto nella gara di campionato.

Alla fine passa la Juve, onore quindi alla Juve! Ma al tirar delle somme noi milanisti dobbiamo essere contenti. Alla vigilia i media hanno caricato oltre modo di significati questa sfida di Coppa Italia. In tutti i modi si è battuto sul concetto che la gara di martedì sera avrebbe potuto avere ripercussioni anche sulla lotta scudetto, come se le due competizioni fossero legate tra di loro. Un concetto tirato molto per i capelli (naturalmente per chi i capelli ce li ha, e non finti!!!).
Ebbene, se qualche effetto (a mio avviso molto marginale) lo può lasciare sul prosieguo della lotta tra le due contendenti, non può non essere a nostro vantaggio. Al di là di chi si sia qualificato al turno successivo, al momento la sfida ha dimostrato che il Milan nel complesso è superiore alla Juventus.

Per la prima volta in stagione al termine dei 90’ la Juventus perde la sua imbattibilità, lo fa tra le mura amiche dello Juventus Stadium, ed al cospetto di un Milan che sta bene (soprattutto a livello mentale) e che dimostra, ancora una volta, di avere a disposizione una rosa senza eguali in Italia.
Vincere in rimonta a Torino con molte seconde linee, con Ibra a mezzo servizio, con un centrocampo composto da Muntari, Aquilani e Seedorf  (col primo che partiva dal primo minuto dopo tre mesi e col secondo che non giocava dalla gara d’andata con l’Arsenal) è un segnale molto forte che la squadra di Allegri manda alla concorrenza.

Non c’è dubbio, torniamo da Torino sì eliminati, ma con la consapevolezza che questo scudetto possiamo perderlo solo noi. La preoccupazione maggiore è dettata dal fatto che questo stato di emergenza-infortuni prosegue da troppo tempo, e che per il rush finale delle ultime dieci partite diventa fondamentale recuperare un po’ di uomini.
Lasciando perdere i lungodegenti (da cui, onestamente, possiamo aspettarci poco e niente) e chi a questa squadra non ha più niente da dare (mi spiace Pippo, ma il tempo passa per tutti), diventa fondamentale recuperare Van Bommel, Boateng, Robinho, Abate e, perché no, Pato! C’è da produrre l’ultimo sforzo, con la consapevolezza che una parola definitiva potrebbe già essere pronunciata al termine delle prossime sei partite di campionato.
A parità di numero di gare da giocare in casa (4 a testa), il Milan affronterà nell’ordine Roma, Catania, Fiorentina, Chievo, Genoa e Bologna (quasi nessuno ha bisogno disperato di punti) mentre la Juventus se la vedrà con Inter, Napoli, Palermo, Lazio, Cesena e Roma (a parte l’Udinese, tutte le squadre che si stanno giocando il terzo posto che significa Champions). Sulla carta il nostro percorso è meno ostico, e se riuscissimo ad aggiungere qualche punto ai quattro che già abbiamo di vantaggio, le ultime quattro giornate (con Siena, Atalanta, Inter e Novara) richiederebbero solo di essere gestite.

Con l’esperienza e gli anni abbiamo imparato a diffidare dei “pronostici sulla carta”, per cui spingersi troppo oltre potrebbe non avere molto senso.
Diciamo che quello che auspichiamo (oltre al recupero degli uomini citati) è che il Milan di Allegri continui a fare “il Milan di Allegri”: da quando il tecnico livornese ha assunto la guida tecnica dei rossoneri, la squadra difficilmente ha sbagliato le partite contro le medio-piccole e spesso ha fatto della concretezza la sua arma migliore.

Ultima annotazione: affrontiamo questo ciclo con una bella arma in più, un centravanti come Maxi Lopez che ogni volta che viene chiamato in causa fa vedere delle cose mirabili. La sua capacità di ricevere la palla e di girarsi fronte alla porta anche con l’uomo addosso è una caratteristica che aggiungiamo volentieri all’armamentario del nostro reparto d’attacco.
Voi mi direte: e l’impegno di Champions contro il Barcellona non potrebbe influire sul campionato? Esprimo questo parere personale. Non abbiamo assolutamente i mezzi per eliminare il Barcellona nell’arco del doppio confronto (su 180 minuti probabilmente non c’è l’ha nessuno), tanto vale affrontarli con la mente libera, provando a giocarsela con spensieratezza ma soprattutto senza passare il tempo a bruciare energie mentali (e fisiche) in vista di uno scontro pur importante come quello coi catalani.
Sarebbe deleterio, oltre che inutile, non concentrare tutte le attenzioni alla prossima sfida di campionato contro la Roma in vista della Champions.

Bisogna essere pragmatici e dare la giusta priorità agli impegni, puntando le maggiori energie verso l’obiettivo raggiungibile. Farsi attrarre dall’obiettivo difficilmente realizzabile a scapito di quello più a portata di mano (peraltro importantissimo come lo scudetto) può essere un segnale ambizioso, ma non bisogna mai fare in modo che l’ambizione si trasformi in velleitarismo.
La sfida col Barca deve essere presa come una sfida affascinante e bella da giocare, una serata di gala a cui andare con l’intento di divertirsi e che serva a misurare il livello raggiunto dalla nostra squadra.
A ben vedere, sono convinto che affrontarli con la mente sgombra è anche il modo migliore per metterli in difficoltà
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