IL BARCA CI RISPETTA!
di Gianpiero Sabato
Come si dice in questi casi, “il migliore dei risultati peggiori”!
Il pari casalingo non è mai un risultato positivo, ma in questo caso lo diventa. Abbiamo, in fondo, due risultati su tre per qualificarci, ed allora bisogna crederci.

Non sono particolarmente ottimista in vista della gara di ritorno, ma ammetto che dopo ieri sera lo sono un po’ di più di quanto lo fossi alla vigilia. La partita ha confermato che il Barca ci è superiore, ma proprio per questo bisogna fare un bel complimento alla squadra per l’applicazione con cui abbiamo affrontato la gara. Abbiamo preparato la gara per contenerli e ripartire, e la cosa parzialmente ci è riuscita. Siamo riusciti a creare dei grandi pericoli nel primo tempo, quando invece abbiamo fatto fatica a contenerli in difesa; siamo stati in grado di difenderci benissimo nel secondo tempo, quando invece abbiamo fatto fatica a riproporci in attacco. La coperta è corta, ma qui bisogna comunque tenere conto che di fronte avevamo la squadra più forte del mondo. Il cuore e l’orgoglio ci hanno comunque permesso di raggiungere il primo obiettivo del doppio confronto coi catalani: ci presentiamo alla gara di ritorno con la qualificazione non ancora decisa.
Anzi, l’impressione che è venuta maturando man mano che la partita andava avanti è quella di un Barcellona che ci rispetta. Si rendono conto che sono superiori, ma sanno benissimo che non c’è molto da scherzare. In tre partite stagionali li abbiamo fermati due volte, e la circostanza in cui abbiamo perso è stata quella in cui abbiamo giocato meglio. Inoltre, per la prima volta dopo 34 gare consecutive di Champions la squadra di Guardiola è stata costretta a non segnare neanche un gol, e per una macchina da guerra come a loro è un evento. Insomma, forse non basterà a qualificarci per la semifinale, ma essersi guadagnato il rispetto dell’avversario più grande è già una bella soddisfazione.

La stessa grinta e ferocia che ci abbiamo messo contro i catalani dobbiamo metterla in valigia e portarcela a Catania. E’ necessario proseguire la bella marcia che stiamo tenendo da due mesi a questa parte (6 vittorie ed un pari nelle ultime 7 partite) su un campo non facile e contro un avversario in grande spolvero. La cosa confortante, dopo la grande emergenza infortuni, è che potremo presentarci al Massimino con delle buone alternative da mandare in campo: Abate, Aquilani, Maxi Lopez, El Sharaawy ed Emanuelson permettono ad Allegri di utilizzare forze fresche visto che si gioca tra sole 48 ore (ahh, quanto sarebbe stato utile Muntari!). C’è da tenere a distanza una Juve che sembra aver passato il suo momento peggiore (coinciso con 5 pari quasi consecutivi ad inizio girone di ritorno) e puntare dritti verso il traguardo per noi più importante (perché è quello più realisticamente alla portata). Con la speranza poi che Zlatan Ibrahimovic rivesta ancora una volta i panni dell’Harvey Keitel di Pulp Fiction e si presenti dicendo: “Sono il signor Ibra, risolvo problemi!”.  

Le vicende di questi giorni non possono non farci fare qualche considerazione su cosa succede sull’altra sponda del Naviglio. Da questo spazio ci eravamo permessi di dire che, dopo una parentesi durata un lustro, le cose, con la vicenda Leonardo, erano tornate nell’alveo della normalità, e che l’Inter era tornata quella vera, e cioè quella isterica dove il caos regna sovrano. Noi dobbiamo solo sperare una cosa, e cioè che Massimo Moratti resti a lungo presidente dell’Inter. La sua permanenza sulla poltrona più alta del numero 9 di Corso Vittorio Emanuele è la polizza vita che ci garantirà l’immunità dalle vittorie nerazzurre per il prossimo (e non solo prossimo) futuro. Moratti è un presidente incapace che ama contornarsi di dirigenti incapaci, ma la cosa veramente grave è che lui non si rende conto della realtà delle cose e scarica sempre sugli altri le colpe degli insuccessi. Per anni è andato in giro a dire che se l’Inter non vinceva la colpa era esclusivamente da attribuire ai magheggi di Moggi e Galliani, e che la sua onestà non pagava.
Al di là del fatto che la storia e Palazzi hanno dimostrato il contrario, non si spiega come mai l’Inter non sprigionava la sua forza/superiorità in campo internazionale (dove a dominare, invece, era il Milan) facendosi umiliare da Lugano, Deportivo Alaves, Feyenoord, Marsiglia, Villareal, Valencia, Liverpool, Shalke e prendendo due volte la paga dal Milan in altrettanti euroderby. Oggi, dopo aver avvicendato 20 allenatori (proprio 20, non vi siete sbagliati a leggere) in 17 anni di presidenza, Moratti ha il coraggio di dichiarare che “  la colpa per il disastro di questa stagione è di Gasperini, ha rovinato tutto, ha tolto la grinta all'ambiente e si lamentava in continuazione contro i giocatori, davvero pessimo”.

Niente, neppure il minimo sospetto di aver consegnato all’ex tecnico del Genoa una squadra vecchia, bolsa, completamente svuotata al proprio interno di energie sia fisiche che nervose (neanche Galliani dopo la Champions del 2007 era arrivato a tanto)! Del resto le avvisaglie si erano già avute la stagione scorsa dopo la fine dell’era Mourinho, ma lui imperterrito non riesce a fare altro che scaricare le colpe sul malcapitato di turno. Ecco, Mourinho, il cui ingaggio costituisce l’unico colpo di genio di tutta la sua storia di presidente. Ma sapete perché? Perché il tecnico portoghese, dopo il primo anno di rodaggio, (oltre ad essersi fatto acquistare Milito, Thiago Motta, Eto’ò, Lucio e Sneijder) è stato l’unico a proibire a Moratti e Branca di mettere piede alla Pinetina  e di immischiarsi in qualsiasi questione di carattere tecnico: Moratti doveva solo pagare gli stipendi, non impicciarsi di null’altro. Ma per fortuna siamo salvi: Moratti è tornato a fare il Presidente a tempo pieno, ad occuparsi di tutto, riconsegnando la sua squadra al pubblico ludibrio. Tanto la colpa non è mai sua, ma degli altri. Con l’aggravante che sono finiti anche i soldi da spendere! Ci sarebbe poi un altro scenario che sarebbe da sballo: qualche tempo fa un sottopancia su Sky Sport 24 riportava una dichiarazione di Materazzi che diceva “Se l’Inter e Moratti hanno bisogno possono contare sul mio apporto!”.
Ed allora sì che ci sarebbe da ridere!
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