IL VECCHIO E IL BAMBINO
Ebbene sì, è ufficiale anche nella mia mente: io sono vecchio !!!
Crollo fisico ? Caduta psicologica e paura di morire ?  Calo del desiderio ?  Fate un po’ come volete, ma io sono vecchio. E dalla notte di domenica ne ho le prove.
Nella prima parte della mia vita, quella dove ancora ero in catalogo con le persone “normali”, il mio umore , il mio dolce  dormire della domenica notte aveva un unico parametro: la giornata sportiva. Stavo bene o stavo male in funzione non della fidanzata, non della figlia, non della mamma , ma da come ero uscito dall’imbuto dei risultati pomeridiani.

Domenica 29 gennaio: vince la Juve, vince la Spal, vince la Virtus Bologna pallacanestro, vince Mourinho ed il Real mette le mani sull’impossibile, vince Djokovic. E se non bastasse perde anche l’Inter. Eppure mentre mi rigiravo nel letto e provavo a non ascoltare il mio micro gatto grattare la porta, sentivo scosse di tristezza, leggevo il buio e scorreva nella mia memoria stanca tutta la mia incapacità di isolare i territori della vita.
Una volta mi bastava un gol di Bettega, un tiro da tre + uno allo scadere di un derby di Danilovic e tutti i frammenti della mia vita si ricomponevano. Un perfetto mosaico e pazienza se il lavoro andava cosi così o se da un po’ avevi il dubbio che la tua fidanzata avesse preso l’abitudine di posarsi su più fiori.
Bastava e provavo un sincero conato di vomito verso i tanti che mi suggerivano “Sei un bambino, pensa a cose più importanti”

Eccomi qua, il bambino è diventato vecchio ed arriva l’infelicità, ora anch’io non dormo la notte per colpa di un mal di testa, della figlia che rientra tardi, del lavoro che fa “merda”, degli amici che non ti cercano più Sono arrivato e sono già pentito. Ma non posso tornare indietro… “i vecchi subiscono le ingiurie degli anni , non sanno distiunguere il vero dai sogni “.
Allora vediamo , quella notte, cosa era vero e cosa era un sogno.

Chi non ha visto la finale degli Open di Australia di tennis si prenda un giorno di ferie perché quello è proprio un SOGNO. Mi è tornata in mente la notte di Roma dell’anno scorso quando il Djoko mandò a casa Murrey ed io ebbi la fortuna di vederlo da pochi metri. Quella palla pesante a velocità assurda, l’ho rivista ed ho rivisto in lui la sintesi dei 2 tennisti che più ho amato (Becker e Federer) e che mi hanno fatto adorare questo sport. Era tutto vero ma davvero vedere giocare così per 6 ore era un dolcissimo sogno.

E’ comunque un SOGNO anche quello di questa Juve. Con limiti che normalmente non permettono di essere in testa  dopo 20 giornate, esce dalle buche con una forza che mi ricorda la prima Juve trapattoniana. Furino, Tardelli, Benetti a fare muro e pressing e mettere le punte (Boninsegna e Bettega) a far gol. Credendoci sempre.
Vidal ,Marchisio, Pirlo, Pepe e punte (Matri,Vucinc.un po’ peggio per la verità) a far gol. Credendoci ossessivamente sempre. Credo che non vincerà alla fine, ma c’è  tanto di “vero” oltre al “sogno”.

Da SOGNO, e che sogno, sono le mille invenzioni di un giocatore completo e totale che, nel mio personalissimo cartellino, da alcuni mesi occupa l’olimpo mondiale, sullo stesso livello di Cristiano Ronaldo ed a una incollatura da Messi.
Ibra dipinge un calcio dove addirittura i gol sono la parte sua meno bella. Si muove come mai in passato, capisce dove stare in quei trenta metri dove solo i grandi sanno muoversi. L’evoluzione in questo senso e con le distanze dovute in parte al ruolo, mi ricordano la trasformazione di Zidane. Dopo i primi anni da fuoriclasse ma spesso ingabbiato, imparò a girare lontano o vicino all’area a seconda dei bisogni. Diventò immarcabile. Diventò ,a mio parere, il più grande giocatore straniero che ha vestito quella maglia. Come Ibra, la famiglia è quella, compresa anche la scarsa simpatia che ambedue hanno riscosso a livello umano.
Sussurro …piano piano piano , ma attenzione a chi si è prenotato per la Champions, dovete fare i conti con questo spilungone e potreste trovarci una inaspettata sorpresa.

Si sta scatenando uno stucchevole dibattito sulla candidatura di Roma sede delle Olimpiadi 2020. Se ne sentono di tutti i colori ma il popolino, schierato e contaminato dalla nuova coscienza dei professori alla Monti, urlano “Noooo”. Siamo pieni di debiti, non riusciremo mai a non farci male,  con tutti i guai che abbiamo, chi se ne fotte delle Olimpiadi.
Finchè sono le massaie, i non documentati, quelli che “gli sportivi guadagnano troppo”, i leghisti per via di Roma Ladrona (da che pulpito), va ancora bene. Ma quando sento sportivi, ex calciatori, appassionati ed anche reduci dalla meravigliosa Olimpiadi di Roma 1960, mi scende proprio la catena.
L’Italia si è fatta male con i mondiali di calcio 1990 ma si è fatta un mondo di bene , ad esempio, con le Olimpiadi invernali 2006 a Torino. Non mi arrenderò mai all’idea che siano stati capaci i greci, i russi, i canadesi e non possiamo farlo noi , nella città più bella del mondo. Il SOGNO, di mandare in mondovisione un tramonto sulla Capitale a tutti gli abitanti della terra mi fa stare bene.
E poi, accidenti, chi di noi non era ancora nato nel 1960 non dovrà mica rassegnarsi a non vedere le Olimpiadi in Italia in nome del debito pubblico e qualche stupida banca da salvare.  Forza, io faccio un tifo sfrenato.

Ed ancora ci sono  gli episodi che per una parte sono sogni per un’altra sono incubi. Prendete il colpo di testa di Pazzini nel finale di Lecce-Inter e la parata pazzesca di Benassi . Palla da destra, impatto di testa ed il portiere che fa un passo alla sua destra , perché di solita la palla va lì. Invece sta per infilarsi a fil di palo alla sua sinistra. Un colpo di reni ed una respinta pulita quasi contro le leggi fisiche. SOGNO ed incubo abitano vicini, a pochi metri.

E ci sono infine i sogni del bambino che diventano tristi realtà da adulti. Quasi tutto nella vita è così. Come non ricordare il mio esordio in uno stadio. Ferrara, anno 1967, Spal – Como di serie B. Emozione straordinaria, profumo di calcio grande anche se non è così. Vince il Como ma non conta. Gol di Pittofrati e conta ancor meno. La Spal è stata a tratti un’amante  nella vita e l’amante diventa a volte anche più arrapante della moglie, ma spesso quell’amore dura un po’ , si spegne e si riaccende, lasciandoci tornare dalla moglie, per me dalla Vecchia Signora. In queste ore il sogno diventa triste presagio di morte. La Spal sta per scomparire, in mano ai soliti avventurieri che nulla sanno di Massei, Pezzato, Pasetti,Capello, Bagnoli, Bigon… che nulla sanno di cosa si prova anche solo a vedere un poverissimo Spal-Como 0-1. Che Dio li maledica.

Sogni… sogni…. Il VECCHIO tanti di questi li ha già vissuti, visti passare , a sua volta aspettati . Il BAMBINO invece li sta solo aspettando e deve guardarsi dai tanti vecchi che vogliono impedirgli almeno di sognare.
Era quello che pensavo mentre il sonno mi raggiungeva la notte di domenica. Mentre volevo fermare il tempo e disperatamente non sentirmi anziano solo per il gusto di pensare di poter cambiare la vita che mi aspetta.
Mi sfiorò una melodia:  IL VECCHIO E IL BAMBINO, si preser per mano ed andarono insieme incontro alla sera….. Il bimbo distette, lo sgardo era triste e gli occhi guardarono cose mai viste. E poi disse al vecchio, con voce sognante, mi piaccion le fiabe, racccontane altre …..
Solo allora, senza saperlo, mi sono addormentato, un po’ meno vecchio, un po’ più bambino . Perdutamente più felice
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