Le parole di Zlatan
di Massimo Bambara
Le dichiarazioni di Ibra post Arsenal hanno creato aperte ed interessanti discussioni sia sul loro contenuto che sull'opportunità delle stesse.

Di fatto Zlatan ha fatto delle dichiarazioni molto forti, da sprone per i compagni, andando anche ad occuparsi di un aspetto tattico, inerente la sua posizione in campo.

In riferimento all'opportunità di dette dichiarazioni io credo vada colto il ruolo di leader assoluto che Ibra ha nello spogliatoio rossonero e la carica emotiva ed emozionale con cui affronta i match.

Ibra non si sente soltanto il giocatore simbolo di questo Milan ma si sente anche il responsabile tecnico, il garante di questa squadra e ritiene di essere legittimato a dire la propria quando la tensione si sta abbassando. Lo considera quasi un dovere.

E' la vera forza del personaggio e se gliela togliessimo perderemmo il giocatore che, spiritualmente ancor prima che tecnicamente, ci ha finora trascinati.

Volgendo uno sguardo invece al contenuto delle stesse è utile ed interessante soffermarsi su un passo fondamentale delle dichiarazioni di Ibra.

Egli ha affermato di sentirsi fuori posizione nel tridente. Tale frase è stata interpretata come uno sconfinamento indebito in questioni tecniche.

Personalmente ritengo che non ci sia da scandalizzarsi. Zlatan ha fatto semplicemente ciò che ha fatto Kakà nell'autunno del 2008, entrando a piedi uniti su un aspetto fondamentale del rapporto giocatori-tecnico, ossia la posizione in campo del giocatore principale.

Di regola sono questioni che competono l'allenatore, ma da che mondo e mondo tutti i fuoriclasse dicono la loro anche pubblicamente sul modo di giocare della squadra.

Proprio per tal motivo d'altronde Ibra è al Milan oggi. Quando era al Barca, dopo un inizio positivo, Messi spinse con Guadiola per giocare da centravanti a discapito suo ed Ibra, suo malgrado, venne tristemente accantonato.

Piaccia o no insomma, i fuoriclasse dicono la loro soprattutto se sono i leader emotivi e spirituali di una squadra.

Che Ibra non si trovi a suo agio nel tridente è abbastanza evidente ed anche storicamente accertato. Mourinho nella stagione 2008-2009 aveva impostato l'Inter sul tridente Mancini-Ibra-Quaresma, salvo poi dover tornare al rombo, per agevolare proprio Zlatan.

Il motivo di ciò sta nella natura istintiva e geniale dello svedese che non ama essere incardinato in un ruolo con movimenti scontati.

Nel 4-3-3 è costretto a fare la prima punta pura, di fatto perdendo la sua caratteristica principale, ossia la capacità di svariare su tutto il fronte e di spostarsi nel campo in relazione alla posizione dei compagni e degli avversari.

Normale quindi, scontato direi, che Ibra richieda a gran voce un ritorno al modulo base.

C'è una legge non scritta nel calcio che vale più di mille parole: i fuoriclasse hanno qualche diritto in più. Da sempre. Può piacere o meno ma è così. Con buona pace dei teorici dell'uguaglianza del gruppo. La più utopistica ed irreale delle dichiarazioni degli addetti ai lavori.

Era così ieri, è così oggi, sarà così anche fra 50 anni.
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