MAROTTA, MOGGI, CONTADOR E SCARPONI!!!

Ci siamo, il duello a tutto campo tra Milan e Juventus è cominciato da qualche giorno e ieri ha avuto il suo primo round sul campo. Se lo è aggiudicato la Juventus, che mette a nudo le attuali carenze del Milan dovute principalmente ad uno stato di forma deficitario. Il grosso numero di infortuni sta condizionando non poco le prestazioni della squadra di Allegri, soprattutto per quanto riguarda il centrocampo. La coperta è corta, e poi è abbastanza evidente che qualche giocatore del reparto nevralgico (come si diceva una volta) ormai non ha più molto da dire in questa squadra.

La coppa Italia non è mai stato un obiettivo primario della società (anche se non vogliamo ancora credere che la qualificazione sia già decisa), ma la sconfitta di ieri serve a dare alla Juve di Conte una sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Bisogna stringere i denti e sperare che venga invertita la in fretta la rotta.

A dare però il fuoco alle polveri del duello ci hanno pensato dirigenti ed allenatori al termine delle gare di domenica scorsa, a causa di qualche rigore non dato e di una espulsione (quella di Ibra) che, comunque vada a finire (accolto o non accolto il ricorso milanista), è destinata a generare una discussione vomitevole anche da parte di chi adesso fa la parte di chi “non è abituato a mettere becco in casa degli altri ed ha pienamente fiducia nel corso della giustizia sportiva”. Una cosa, tuttavia, emerge abbastanza evidente. Ha ragione Allegri quando ci tiene a sottolineare che lui ed il Milan sulle polemiche arbitrali hanno deciso di adottare una linea diversa, una linea “non urlata” che spesso finisce per innervosire anche gli stessi tifosi milanisti a cui, ogni tanto, piacerebbe sentire Galliani andare in tv a far notare ad alta voce qualche torto subito (Dias? Gargano su Robinho? l’assistente che vede solo il buffetto di Ibra e che viene colto da cecità quando si tratta di vedere quello di Aronica su Nocerino?). Ed invece ci tocca sentire Marotta piangere per un rigore non dato alla Juve e pretendere “rispetto” dalla classe arbitrale. Ora, non è il caso di alzare un polverone contro il DG juventino per il fatto che si presenta in tv ad urlare per qualche torto subìto e fare finta di niente quando gli arbitri sbagliano a favore della Juve (vedi il rigore inesistente concesso contro il Cesena o quelli non concessi al Cagliari): è ormai noto che in certi casi Marotta è abituato a chiudere un occhio!!!

Da sottolineare che comunque è bello il fatto che sia stato ripristinato l’antico duello per la vittoria tra le due squadre più nobili del nostro calcio e che sia tornato nei ranghi l’intruso nerazzurro di turno. L’unica cosa che c’è da sperare e che i contendenti sappiano mantenere dei toni adeguati alla contesa ed ai loro gradi di nobiltà: da questo punto di vista l’atteggiamento spesso invasato di Conte e quello da provinciale di Marotta (che probabilmente si porta dietro dalle sue esperienze precedenti) un pochino ci preoccupano. Speriamo bene, ed alla fine vinca il migliore, senza nessun tipo di strascico polemico.

Lunedì scorso è stato caratterizzato da due notizie sportive che apparentemente non c’entrano l’una con l’altra, ma a ben scavare qualcosa in comune ce l’hanno e generano qualche riflessione. La pubblicazione della sentenza del tribunale di Napoli su Calciopoli che ha portato alla condanna di Moggi & C. e la squalifica di Alberto Contador.

Dalla sentenza di Napoli impariamo che Moggi, i designatori, Lotito, Della Valle e compagnia sono da condannare per l’uso improprio delle SIM svizzere e per il fatto che ci fosse una pericolosa tendenza dei dirigenti ad essere troppo “in contatto” con designatori arbitrali e dirigenti federali. Onestamente le motivazioni sembrano molto lacunose e, soprattutto, emerge un quadro che ridimensiona moltissimo il castello accusatorio su cui si è retto anche il processo sportivo. E’ bene tenere presente che giustizia sportiva e giustizia ordinaria sono due cose distinte e diverse e che ciò che può essere condannabile dalla giustizia sportiva non necessariamente lo è per quella ordinaria, tuttavia esce rafforzata la sensazione che le società condannate di Calciopoli abbiano pagato più del dovuto, Juventus in primis.

L’altra notizia che ha monopolizzato l’attenzione degli sportivi è stata quella relativa alla squalifica per due anni comminata dal Tas nei confronti del numero 1 del ciclismo mondiale Alberto Contador per un “probabile” (così recita la sentenza) uso di sostanze dopanti risalente al luglio del 2010 (in pieno Tour de France). A seguito di questa squalifica, lo spagnolo è stato privato della vittoria del Tour de France del 2010 e del Giro d’Italia 2011. Ma la cosa che ha destato la mia attenzione, e tutto sommato ammirazione, è stata la reazione dei suoi avversari. Il Tour del 2010 è stato assegnato all’allora secondo classificato, Andy Schleck, il quale ha dichiarato “Non ho alcun motivo per essere felice, sono molto dispiaciuto per Alberto. Ho sempre creduto nella sua innocenza. Il mio obiettivo è vincere il Tour sui pedali.” Da segnalare che Schleck è un campione, e che il Tour l’ha vinto regolarmente nel 2011. Michele Scarponi, che si è visto assegnare il Giro 2011, ha dichiarato “Dal punto di vista umano mi spiace molto per Alberto. Sul piano professionale questa decisione non cambia il valore dei risultati ottenuti finora e dei miei obiettivi futuri”. Vuoi mettere la passerella finale con la maglia rosa indosso, il palco con le “coccole” delle miss, i fotografi, i famigliari sotto il podio, il premio in denaro e qualche milione di euro strappato agli sponsor? Invece niente di tutto questo, una semplice scritta sull’albo d’oro per un onesto trentaduenne che probabilmente un Giro d’Italia non lo vincerà mai più.

Nessuno dei due “beneficiari” ha detto una parola fuori posto, nessuno ha puntato il dito contro lo squalificato fregiandosi del titolo di “onestone”, nessuno ha fatto i caroselli per un trofeo “di cartone” che probabilmente non avrebbero neanche accettato perché perfettamente consci che vincere in questo modo non conta una cippa! Nessuno si metterà la spilla che dice “Io sono pulito”, e, soprattutto, se in futuro venisse fuori che qualcuno di loro ha i valori sballati per aver mangiato una bistecca contaminata non esiterebbe a restituire il maltolto, anche perché ci penserebbe il TAS a fare giustizia, senza che nessuna forma di prescrizione possa impedirlo!

Dai, giunti a questo punto avete capito dove voglio arrivare! Caro presidente Moratti, cambiano i tempi e cambiano le discipline sportive, ma gira e rigira a fare la figura dell’accattone è sempre e solo lei! Si permette di darle una lezione di stile anche il primo Scarponi che passa!

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