MILAN SPUMEGGIANTE, MA LA JUVE E’ STRAFAVORITA…!

di Gianpiero Sabato
Diciamo la verità, settimane come quella che stiamo trascorrendo sono quelle che “riempiono” il cuore di un tifoso, fatte di disperazione, gioia, goduria, attesa spasmodica e chi più ne ha più ne metta. Dal tardo pomeriggio di sabato (Udine) alla serata di Champions di ieri (Arsenal) continuiamo a vivere in apnea, sommersi da emozioni forti e contrastanti che mancavano da un po’ (non c’è niente da fare, le serate di Champions hanno un fascino tutto particolare!). Campionato e Champions sono due competizioni molto diverse, e per questo meritano analisi e riflessioni ben distinte, ma di certo un filo conduttore tra l’ultimo quarto d’ora di Udine e la gara di ieri con l’Arsenal c’è stato.

Partiamo dal campionato. Alzi la mano chi non ha provato una gioia indescrivibile, come non succedeva da tempo, al gol di El Sharaawy al minuto 85 della gara di Udine. E’ sicuramente bello vincere le partite giocando bene, dominarle dal primo all’ultimo minuto, sbloccarle e poi chiuderle con cattiveria e determinazione già alla fine del primo tempo, ma non ha eguali la scarica di adrenalina che provoca vincere una gara complicatissima, contro un avversario forte, in piena emergenza, con protagonisti inattesi (vedi Maxi Lopez) quando ormai sei quasi rassegnato a perdere ogni speranza e già per uno straccio di gol del pareggio saresti disposto a fare qualsiasi tipo di fioretto, finanche pagare qualche euro di tasca tua! Meraviglioso! Ti senti come chi è scampato da un pericolo mortale e che proprio da quell’episodio riceve una spinta pazzesca per tornare ad aspirare alle vette più alte più carico che mai. Quello che abbiamo fatto ad Udine è qualcosa di importantissimo per il prosieguo del nostro campionato e della nostra stagione, ma una volta smaltita la sbornia sarebbe altrettanto pericoloso chiudere gli occhi e dimenticarsi delle difficoltà che abbiamo avuto e che ci stiamo trascinando da un po’ di settimane.

E’ vero che partite come quelle contro la squadra di Guidolin non si vincono a caso, e riuscire nell’impresa dove nessuno è mai riuscito (siamo la seconda squadra su dodici a non aver perso al Friuli, ma la prima a vincere) vuol dire che i valori messi in campo sono comunque di altissimo livello, ma è risultato abbastanza evidente che mai come stavolta a tirarci fuori dai guai sono stati quasi esclusivamente il cuore e la voglia di vincere (testimoniata dalla fretta di riprendere il gioco dopo il gol di Maxi). E’ altrettanto vero che molto spesso, in situazioni di grandissima emergenza infortuni, proprio noi tifosi abbiamo invocato che chi scendeva in campo ci mettesse almeno il cuore e gli attributi, ed è altrettanto vero che molte volte ci siamo ritrovati a lasciare per strada dei punti preziosi contro avversari che avevamo dominato a lungo (come la bella Udinese ha fatto con noi).

Dell’ultima gara di campionato salviamo poche cose e continuiamo a tenerci molti dei limiti evidenziati, limiti pericolosi che dobbiamo assolutamente superare se vogliamo confermare lo scudetto che portiamo sul petto. Tuttavia, con i tre fondamentali punti in tasca, possiamo anche provare a trarre beneficio “dagli stenti” evidenziati di recente.

E’ abbastanza palpabile l’atmosfera che si sta creando nelle ultime settimane negli addetti ai lavori intorno alle squadre che stanno lottando al vertice, e cioè che il Milan sia una squadra in declino e che la Juventus sia prepotentemente diventata la favorita numero 1 per la conquista dello scudetto. Di certo a favorire tale clima ci ha pensato la vittoria della Juventus nella semifinale di andata della Coppa Italia, e, perché no, il fatto che la squadra di Conte non abbia disputato per il maltempo due delle ultime quattro gare di campionato mentre il Milan andava a perdere punti a Roma contro la Lazio ed in casa contro il Napoli.

Una dimostrazione di quel che dico? Nella stessa giornata la Juventus pareggia in casa contro il Siena facendo due tiri in porta in 90 minuti ed il Milan in 10 per mezz’ora pareggia in casa contro il Napoli costruendo comunque più del proprio avversario. Ebbene, la critica all’unanimità evidenzia i problemi del Milan, il pari interno della Juve passa in cavalleria e l’occasione persa è la nostra e non quella dei bianconeri. Ecco, proprio dall’inversione dei ruoli che dobbiamo trarre ulteriore stimolo per la contesa. Conte finora è stato furbo a continuare ad assegnare al Milan il ruolo di strafavorito per stimolare i suoi a dare il 110% nella lotta contro i campioni in carica, ed ora che tutti sembrano assegnare ai bianconeri i favori del pronostico dobbiamo essere noi a reagire alla grande e dimostrare sul campo che, se qualcuno se l’è dimenticato, lo scudetto è cucito ancora sulle nostre maglie, e che per scucircelo bisogna passare sul nostro cadavere! In piccolo, proprio una dimostrazione l’abbiamo già data: quando al 75’ di sabato sera molti ci davano per morti e stavano cominciando a stappare qualche bottiglia, abbiamo dato una grande dimostrazione di come questa squadra possa ancora dire la sua a grande, grandissima voce. Ci siamo ribellati a tutto, ed abbiamo dimostrato che noi questo campionato non vogliamo lasciarlo stare!

Pensiamoci bene: il 25 febbraio abbiamo lo scontro diretto in casa nostra, ed una volta passato quello (sperando di essere riusciti a tirarci fuori il massimo possibile) ci saremo già messi nella condizione di aver già affrontato la prima (potenzialmente lo è la Juventus), la terza (Lazio), la quarta (Udinese) e la settima (Napoli) in classifica. Se ci aggiungiamo che (toccando ferro) sono e stanno per rientrare a disposizione molti dei nostri infortunati, non è il caso di essere poi così pessimisti! C’è da scommetterci che lo 0-0 di Parma e la squillante vittoria milanista contro l’Arsenal mitigherà un po’ questo clima e molti torneranno a dire che il Milan è la squadra da battere, ma la tendenza ad esaltare i bianconeri ed a tirarne la volata mediatica è sempre dietro l’angolo.

A proposito del recupero di ieri al Tardini: va bene (si fa per dire) che parlino e protestino Conte e/o Marotta, ma che a lanciare sospetti ed accuse ci si metta anche Nedved non sta né in cielo né in terra!

Intanto ieri abbiamo cominciato a vedere una concreta dimostrazione dell’impatto che ha su una squadra come la nostra avere o non avere a disposizione un numero ragionevole di giocatori a disposizione dell’allenatore quando si è sottoposti ad un duro ciclo di partite a causa dell’impegno su tre fronti. Prima considerazione: la panchina di ieri sera recitava Amelia, Nesta, Bonera, Ambrosini, Emanuelson, Pato ed El Sharaawy! Fa tutto un altro effetto rispetto alle partite dell’ultimo periodo in cui siamo arrivati anche a contare 14 indisponibili. Questa rosa con un numero di infortuni fisiologico (e non straordinario come nell’ultimo periodo) è in grado perfettamente di bissare il titolo dello scorso anno. Anche perché non si tratta di una semplice questione numerica. Avere o non avere certi giocatori permette ad Allegri di avere quelle alternative che rendono la squadra meno prevedibile.

Esaminiamo per un attimo la partita di ieri. Avere il Boa trequartista cambia radicalmente il modo di attaccare del Milan e lo rende particolarmente incisivo. Con un Ibra che ama tornare indietro a fare il rifinitore, avere un Boateng che si inserisce da dietro a fare praticamente l’attaccante aggiunto è un’arma micidiale per le difese avversarie. Non solo. Non è un caso che a beneficiarne sia anche Robinho, chiamato a svariare di meno per il campo ed a fare più la seconda punta stando più vicino alla porta avversaria. A giovarne è anche la sua lucidità in zona gol! Ibra non ha mai tirato in porta, eppure abbiamo costruito un numero impressionante di azioni gol. Avere o non avere i propri giocatori a disposizione può anche permettere ad Allegri di far vedere che lui è un allenatore più capace di quello che molti vogliono far sembrare criticandolo quando è praticamente costretto a delle scelte obbligate. Di fronte a serate come quelle di ieri bisogna sempre interrogarsi dove arrivano i nostri meriti e dove i demeriti dell’avversario. L’Arsenal visto ieri è sembrato veramente poca cosa, ma comunque è da lodare l’atteggiamento dimostrato per tutti i 90’ dalla nostra squadra, cosa che per esempio non si era visto lo scorso anno contro un Tottenham che non era certo migliore dell’attuale squadra di Wenger.

Resto dell’avviso che questo Milan non ha le carte in regola per vincere la Champions, ma è comunque bellissimo essere tornati a vivere certe serate europee da protagonisti ed a far vedere a chi questo trofeo lo vuole vincere davvero che il Milan non è solo un vecchio reduce con tante medaglie appuntate sul petto ma non più in grado di spaventare nessuno!

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