IL CALCIO E' SEMPLICE
Io, credo di averlo già detto in altre occasioni, non concordo tanto con chi dice che la Serie A italiana sia inferiore sia alla Premier League che alla Liga ed a malapena regga il passo con la Bundes. Non lo dico perché sono troppo nazionalista o per puro spirito di contraddizione o per chissà cos'altro, lo dico perché ci credo.

Tolte Real Madrid e Barcellona non ritengo le altre squadre della Liga, singolarmente prese, superiori sicuramente a quelle italiane omologhe, fermo restando che in Spagna si è creata una situazione insostenibile in cui le due squadre leader stanno via via cannibalizzando tutto il resto, sul piano dei diritti TV, dei favori arbitrali e massmediatici, su quello soprattutto degli aiuti politici e finanziari, il campionato è sconvolto da troppi squilibri regolamentari ed almeno il 50% delle squadre, se fossimo in Italia, probabilmente nemmeno potrebbe iscriversi.
Quanto alla Premier League, sta ormai perdendo ogni connotato indigeno, sta diventando ingestibile sul piano dei ritmi, per puro gigantismo economico e finanziario e credo che metà delle squadre ivi presenti stenterebbero a salvarsi in Italia...

La Serie A è meglio perché, nonostante tutto, almeno prima dell'avvento degli americani a Roma (tra l'altro, mi sembra, assai più avveduti e meno “sboroni” di tanti altri tycoons russi, arabi, cinesi), è ancora fondata sulle sane, antiche, consolidate rivalità campanilistiche di cui i presidenti non sono altro che l'espressione ultima, spesso nemmeno la più importante, laddove altre realtà sportive europee soprattutto di giovanissima fama si giovano ESCLUSIVAMENTE dell'apporto economico di presidenti totalmente estranei al contesto socio-ambientale di riferimento, ricchi annoiati che per ora si trastullano col giocattolino fino a quando ne troveranno uno più attraente.
In effetti, detto tra noi, credo che Real e Barcellona, Manchester Utd., Citizens, Bayern e Chelsea farebbero una fatica boia a vincere il nostro campionato, laddove Milan, Juve, Napoli, Roma e persino la derelitta Inter di quest'anno potrebbero tranquillamente giocarsela per il titolo con loro...

Ma perché ho quest'idea?
Be', prima di tutto non credo che la qualità media del nostro campionato sia così inferiore a quella altrui; questo è un punto su cui si può discutere ovviamente:, però, sinceramente, il Palermo in Europa League è stato eliminato da degli onesti svizzerotti, la Roma da una squadra ceca (o era slovacca?, nemmeno mi ricordo, figurarsi che squadra cosmica doveva essere), ma si può onestamente credere che gli italiani fossero davvero così inferiori ai loro competitori?
Questo lo chiedo perché uno degli elementi che vengono tirati fuori in questi raffronti è il pessimo andamento europeo delle nostre squadre almeno in EL...
Eppure paradossalmente è proprio questo pessimo andamento europeo (non quest'anno per fortuna, sembra) a rafforzarmi nel mio convincimento, insieme con un altro elemento, che è il dato di fatto incontestabile che che la Serie A non è un torneo per giovani.
In Italia il calcio è una religione, non è un semplice sport: è la sua natura fondamentalmente ambigua ed ingiusta, di sport che concede ai migliori ed ai peggiori sul piano regolamentare quasi eguali chances di vittoria, che da sempre ne fa di gran lunga lo sport più praticato, visto, parlato nel nostro paese.

Non c'è moviola sul gol/non gol, non c'è tempo effettivo, non c'è time out, non ci sono segnature con una valenza diversa l'una dall'altra che premino la maggior espressione in attacco, non ci sono sostituzioni libere, non ci sono espulsioni a tempo né si punisce più di tanto la manovra esclusivamente ostruzionistica. Si premia la furbizia, spesso la slealtà, sicuramente il cinismo.
Si può vincere su autorete all'ultimo minuto nell'unico tiro in porta fatto dopo assalti ripetuti e mai coronati da successo dell'avversario, ogni trucchetto è lecito, ogni perdita di tempo che non sia veramente esagerata è tollerata, si gioca magari in 10 dietro la linea della palla per 90 minuti, subendo pali, traverse, con grandi parate del portiere e si viene elogiati dalla critica per la grande disposizione tattica, e gli stessi tifosi italiani godono un sacco, anzi più del solito, se riescono in trasferta a vincere delle partite così. E' il calcio, si dice.

E' sbagliato, è il calcio come si pratica in Italia.
Un calcio basato sugli “odi” di campanile, in cui si tiene d'occhio il risultato e solo quello, in cui ogni partita è una guerra, trovi trabocchetti in ogni zolla, in ogni secondo, in qualunque situazione...Certo, do' ragione ai critici, non è un calcio per giovani, ma per bucanieri esperti, e chi sembra in altri contesti uno splendido atleta da noi magari fa la fine del peracottaro (si vedano i vari casi ultimi di Gourcuff, Krasic, Elia, ed ahinoi del buon Taiwo), ma davvero un campionato così me lo definite brutto?

Le singole partite, sì, forse in qualche caso possono esserlo, troppa tattica, troppo studio, troppi falli e falletti, squadre bloccate e “attente a rispettare gli spazi”, ma sono pure così noiosi quei 5-0, 8-1, 6-2 che si vedono sempre in Spagna, soprattutto quando giocano le grandi, e pallosissimi quegli incontri tra squadre inglesi soprattutto di secondo livello, tutte corsa e impeto, senza un briciolo di tecnica, anche se finiscono 3-3 o 4-4- e soprattutto...Ma quanto è avvincente un torneo così?
Una lotta di tutti contro tutti, in cui persino la squadra più scarsa, con un minimo di qualità agonistiche e tattiche, riesce a mettere in difficoltà la prima della classe.
Anche se si chiama Milan, una squadra che pure storicamente non si attaglia troppo al clima che ho appena finito di delineare, tanto da aver vinto in proporzione assai di più in Europa che in Italia.

Ma poi improvvisamente anche il Milan si è dovuto adattare per tornare a vincere qui, col nuovo Mister c'è stato un brusco passaggio agli equilibri, alla tattica spinta, alla proporzione delle linee in campo, all'attenzione maniacale alle singole fasi di gioco, offensiva e difensiva...Siamo ritornati a vincere, certo, ma dentro di sé, lo sentiamo tutti, la Grande Anima Milanista soffre: abbiamo tanti campioni, alcuni fuoriclasse, un paio di autentiche stelle, perché dobbiamo giocare così male e soffrire così tanto certe volte per vincere partite con squadre piccole e meno piccole? Perché non giochiamo così ariosi come il Barca, come il Real?

Poi arriva il momento che giochi col Novara fuori casa e non cavi un ragno dal buco per un intero tempo, nonostante una superiorità imbarazzante, millanta tiri a 0, un possesso palla infinito, nonostante Mascara vegeti al massimo sulla sua trequarti e Caracciolo si segnali solo per un salvataggio sulla linea su tiro di Thiago Silva. E t'incazzi.
Poi, la svolta. Nel secondo tempo rimetti Emanuelson al suo posto naturale, di terzino sinistro, fai entrare il magico Faraoncino e lo fai giocare da seconda punta in appoggio alla prima punta, che è indiscutibilmente Ibrahimovic, arretri un po' Robinho a fargli fare il trequartista, alternandosi e giostrando con il gioiellino savonese, ed il gioco è fatto. Tanto gioco, 0-3 e tanti saluti.
Certe volte il calcio è semplice. Siamo noi in Italia che lo vogliamo complicare.

Abbiamo una qualità media alta, ma abbiamo paura di osare troppo. Sacchi ce l'aveva fatto capire. Senza tornare al suo integralismo spinto, forse basterebbe ricordarsene un po', qualche volta.
Perché è proprio questo che ci frega, in Europa: troppa tensione, troppa importanza al risultato, troppa attenzione agli equilibri, troppo campanilismo portano al provincialismo, al dare troppa importanza al campionato e non all'EL (la CL è un'altra cosa), all'affrontare le partite della seconda competizione europea con le seconde, terze squadre, mentre gli altri le giocano con la stessa squadra, la medesima concentrazione e l'uguale impegno delle sfide interne.
Chissà se, almeno per il Milan, Allegri l'abbia capito.
Va bene l'equilibrio ma, qualche volta, un po' più di coraggio non fa male. Soprattutto in Europa. Soprattutto in CL.

E per favore, d'accordo l'equilibrio, ma almeno Emanuelson, povera anima, fallo giocare nel suo ruolo, d'ora in poi, caro Allegri. Almeno col Novara. E con l'Inter di domenica scorsa.
Per favore.
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