TUTTO IN MENO DI 24 ORE!
di Gianpiero Sabato
In meno di 24 ore siamo passati da una situazione di potenziale suicidio di massa allo scenario più roseo possibile.

Abbiamo rischiato di buttare al vento la più scontata delle qualificazioni europee, con possibili e probabili ripercussioni anche in campionato, ed invece, alla fine, ci ritroviamo con la conquista dei quarti in Champions ed il primato solitario in campionato.

La Juventus si gioca anche il secondo (ed ultimo) bonus dei recuperi della “innevata via Emilia” (Parma e Bologna) e al tirar delle somme si ritrova a meno 2 dalla vetta. Lasciamo volentieri alla Juve di Conte la soddisfazione dell’imbattibilità se in cambio ci promette di continuare a lasciare punti preziosi qua e là.
Pensateci bene: 13 punti in 13 partite (su 26 fin qui disputate) si possono ottenere o pareggiandole tutte (tanti sono i pareggi juventini in campionato) oppure con 4 vittorie, 1 pareggio e 8 sconfitte! E’ vero che l’imbattibilità serve ad aumentare l’autostima e la convinzione nei propri mezzi (in fin dei conti non esiste ancora una squadra che abbia battuto i bianconeri), ma è anche vero che se nel girone di ritorno non batti Parma, Siena, Chievo e Bologna, forse comincia a venirti la sindrome delle provinciali, una patologia che non può portare nessuno alla conquista dello scudetto.

E’ indubbio che per il Milan, visto il calendario e l’affanno della Juventus, è il momento di cercare l’allungo definitivo, provando a sfruttare al meglio l’ottimo momento che stiamo vivendo nei confini italici. Per farlo è necessario però superare in fretta la serataccia europea di martedì. L’arrivo di un rimaneggiatissimo Lecce ci offre la prima occasione per farlo. Campionato e Champions sono due competizioni che, per blasone e tipi di squadre, devono andare avanti su percorsi separati e paralleli. Siamo indubbiamente la squadra più forte d’Italia, ma, altrettanto indubbiamente, ci manca ancora molto per esserlo in Europa.  

Sollievo. E’ l’unica parola che mi viene in mente dopo la pazzesca gara di ritorno di Champions che da spensierata gita fuori porta si stava trasformando in un autentico dramma sportivo.
Mi piace molto l’espressione usata da Franco Arturi sulla Gazzetta di ieri, quando dice che “per un un tifoso milanista restare appeso per 45 lunghissimi minuti alla finestra di un grattacielo è stata una esperienza terrificante!”.

Non c’è ombra di dubbio che la sofferenza patita durante Arsenal-Milan sia stata nettamente superiore a quelle provate durante le stra-ricordate gare di La Coruna ed Istanbul.
A La Coruna al 44’ minuto del primo tempo la qualificazione era già in mano agli spagnoli (sul 3-0) e tutto il secondo tempo lo guardammo rassegnati e senza la minima speranza di riuscire a rimettere in sesto un destino già scritto.
Ad Istanbul non abbiamo neanche avuto il tempo di accorgerci di quello che stava succedendo, essendoci ritrovati in soli 6 minuti dal 3-0 al 3-3!
Qui lo svolgimento è stato diverso: qui ci siamo ritrovati a dilapidare in 45’ quasi tutto il vantaggio accumulato nella gara di andata, ma ci siamo disperatamente aggrappati per i restanti 45’ a quel misero gol di vantaggio, ed abbiamo contato ad uno ad uno i 2700 secondi che ci separavano dal fischio finale del signor Skomina!

Che poi, a ben pensarci, il dramma non stava tanto nel fatto che potevi essere eliminato dalla Champions all’altezza degli ottavi di finale, quanto nel fatto che saremmo stati la prima squadra nella storia della Champions League ad uscire partendo dal 4-0 a favore della gara di andata. Una botta da cui ci sarebbero voluti dei secoli per riprendersi.
Una botta che poteva avere delle ripercussioni pesanti non solo nella competizione europea, ma anche in campionato (e perchè no, in Coppa Italia).

La chiara dimostrazione che nel calcio l’aspetto mentale conta più di ogni altra cosa. La differenza di atteggiamento tra il primo ed il secondo tempo di Londra, con gli stessi uomini e con lo stesso schieramento, sono la riprova che più che la forza dell’avversario è stato l’atteggiamento della squadra a trasformare la partita in un vero e proprio incubo. Il Milan ha giocato il secondo tempo nel modo in cui avrebbe dovuto giocare dall’inizio, puntando a fare possesso palla e ad attaccare una difesa avversaria che faceva ridere i polli. Con il vantaggio accumulato all’andata, il solo obiettivo da centrare era andare a fare un gol a Londra e chiudere la contesa.
Ecco perché personalmente credo che lo schieramento adottato da Allegri, quantunque quasi obbligato dagli uomini a disposizione, fosse quello giusto. Purtroppo, l’approccio alla partita, la voglia più di gestire che di andare a fare male, la corsa ed il furore dei Gunners ed una sfilza incredibile di errori ci hanno fatto passare dei brutti quarti d’ora. A questo livello, contro simili avversari, non ci si può permettere rilassamenti del genere.
Il gol subito sul calcio d’angolo non si vede neanche nelle partite di calcetto del venerdì, l’errore di Thiago sul secondo gol è una cosa più unica che rara per un campione del suo livello, l’azione del calcio di rigore poteva essere gestita diversamente! Abbiamo fatto tutto noi, tentando un suicidio sportivo senza precedenti.

Quando abbiamo deciso di affrontare la partita come Dio comanda, abbiamo fatto vedere che siamo molto meglio dell’Arsenal, con buona pace di Arsene Wenger!

Certo, non è la prima volta che il Milan ci lascia sconcertati quando meno ce te l’aspetti, in fasi della stagione in cui tutto sembra filare alla perfezione (e da Udine in poi non si può dire che il Milan non ci avesse fatto vedere il suo lato migliore). Sembra quasi che, ogni tanto, la squadra abbia bisogno di uno schiaffone per svegliarsi dal suo stato di auto-compiacimento e tornare sulla terra.
Stavolta, alla fine della fiera, il tonfo, benché rumoroso e poco adeguato all’immagine, non ha prodotto conseguenze pratiche (la qualificazione ai quarti dopo 5 anni è stata conquistata), ma è necessario fare in modo che l’esperienza-horror non venga archiviata del tutto ma, al contrario, serva pesantemente da monito ed insegnamento per l’ultimo scorcio di stagione. Andare incontro ad una prestazione del genere in una futura ed ipotetica occasione simile a questa sarebbe, come dice Nocerino, da coglioni. Oddio, è vero che nel calcio c’è da aspettarsi di tutto, ma insomma, c’è sempre un limite!

Una notazione, infine, su Marc Van Bommel.
Chi vi scrive è da tempo favorevole ad un generale ringiovanimento del centrocampo, e quindi a salutare e congedare almeno tre degli attuali componenti la rosa dei centrocampisti.
Tuttavia mi sembra di poter dire che è auspicabile che in uno de tanti incontri tra Galliani e Mino Raiola si decida di prolungare per un altro anno il rapporto di MVB col Milan. Il suo apporto e la sua esperienza possono ancora esserci utile.
Lo svernare nel campionato olandese può attendere!
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